Autobianchi Y10 seconda serie, quando l'iniezione mandò in pensione il turbo

Fuori la Turbo, dentro la GT a iniezione. E poi la Mia con nove combinazioni di alcantara, la ego in pelle Poltrona Frau e una citycar blindata con la cassaforte optional.

Fuori la Turbo, dentro la GT a iniezione. E poi la Mia con nove combinazioni di alcantara, la ego in pelle Poltrona Frau e una citycar blindata con la cassaforte optional.

Costava più di una Testarossa, aveva i fari di un'Audi 200 e il V8 lo firmava a mano l'operaio che lo aveva montato. Poi arrivò la DB7 e il mondo si dimenticò di lei per trent'anni.

Persero il marchio Maserati nel 1937. Dieci anni dopo aprirono una fabbrichetta alle porte di Bologna e passarono vent'anni a battere in classe automobili molto più potenti. Questa berlinetta di Ercole Spada è stata il loro ultimo lavoro.

Presentata al Salone di Ginevra del 1989 con il nome di progetto ES-30, costruita da Zagato a Terrazzano di Rho ma disegnata internamente al Centro Stile Fiat da Robert Opron e Antonio Castellana. 1.036 esemplari prodotti, più 284 della RZ cabriolet che la seguì. Un V6 Busso da 3 litri, una carrozzeria in composito stampato a iniezione, e una linea che la stampa specializzata ribattezzò immediatamente "Il Mostro".

Costruita a West Bromwich tra il 1966 e il 1971, fu la prima auto di serie con quattro ruote motrici permanenti — quattordici anni prima dell'Audi Quattro — e la prima con un sistema antibloccaggio in frenata. Tutto rigorosamente in versione guida a destra, perché la trasmissione non lasciava spazio per altro. Trecentoventi esemplari prodotti in cinque anni, e una storia che il mercato collezionistico non ha ancora finito di rivalutare.

Nata come pezzo unico per un cliente americano, presentata al Salone di New York del 1969, ribattezzata IR6 dal 1972 quando il V8 Corvette dovette lasciare il posto al Ford 351 Cleveland. Duecento chili in più, una sigla nuova, e la stessa carrozzeria di Marcello Gandini.

Carrozzeria in peraluman, portellone elettrico, un V4 a quattordici gradi. Il capolavoro aerodinamico che trasformò Zagato da artigiano a semi-industriale, e che finì con l'arrivo di Fiat a Borgo San Paolo.

Una carrozzeria che nessuno ricorda, un designer che tutti conoscono, e una Fiat a sei cilindri che non avrebbe dovuto esistere nella forma in cui esiste.

Acciaio inossidabile, porte ad ali di gabbiano, un V6 francese slung out back e una storia talmente assurda che Hollywood non ha dovuto inventarsi quasi nulla.

L'espressione più avanzata dell'unico costruttore svizzero di granturismo. Tre esemplari la rendono una delle GT più rare al mondo.

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