Monteverdi Berlinetta. La GT svizzera che sfidò Maranello — con un V8 americano e l'orgoglio di Basilea

C’è un punto esatto, tra le colline della Svizzera nord-occidentale, dove il Reno curva verso la Francia e l’aria sa di precisione meccanica. È lì, a Binningen, sobborgo di Basilea, che un ex pilota con il cognome di un compositore barocco decise che la Svizzera meritava le proprie granturismo. La Berlinetta è il capitolo finale e più raffinato di quella storia impossibile: tre esemplari costruiti, un V8 da oltre sette litri e la pretesa, tutt’altro che infondata, di essere l’ultima parola della Monteverdi.
| Produzione | 1973–1976 (presentata al Salone di Ginevra 1973) |
| Esemplari prodotti | 3 |
| Costruttore | Automobile Monteverdi AG, Binningen (Basilea) |
| Carrozzeria | Carrosserie Wenger (esemplari 1 e 3), Fissore (esemplare 2) |
| Motore | Chrysler 440 Magnum V8 OHV, 7.206cc, carburatore Carter quadricorpo |
| Potenza | 300 cv a 4.600 giri/min |
| Coppia | 575 Nm (423 lb-ft) a 3.200 giri/min |
| Trasmissione | Manuale 4 o 5 rapporti (a seconda dell’esemplare) |
| Trazione | Posteriore |
| Telaio | Tubolare in acciaio a sezione quadrata |
| Sospensioni ant. | Doppi bracci oscillanti, molle elicoidali, ammortizzatori regolabili, barra antirollio |
| Sospensioni post. | Assale De Dion, leveraggio Watt, molle elicoidali |
| Freni | Girling a disco, posteriori inboard |
| Sterzo | ZF a vite e rullo, servoassistito |
| Peso | 1.720 kg |
| Velocità massima | 290 km/h (dichiarata) |
| 0–100 km/h | ~5,9 secondi (dichiarato) |
Un meccanico, una Ferrari e una vendetta su quattro ruote
Sezione intitolata “Un meccanico, una Ferrari e una vendetta su quattro ruote”Peter Monteverdi nasce nel 1934 a Binningen, figlio di un meccanico italiano emigrato in Svizzera. A diciassette anni costruisce la prima automobile recuperando i resti di una Fiat incidentata. A ventidue prende le redini dell’officina di famiglia, e la sua fama di specialista raggiunge presto Maranello: nel 1957 Enzo Ferrari gli affida la concessione svizzera. È il più giovane importatore Ferrari al mondo. Ma il rapporto è turbolento. Secondo la leggenda, Ferrari gli impone di acquistare cento vetture pagandole in anticipo. Monteverdi rifiuta, perde la concessione e decide — come Lamborghini e Bizzarrini prima di lui — che la miglior vendetta è costruirsi la propria automobile. Nel 1961 realizza la prima monoposto svizzera di Formula 1, ma un grave incidente a Hockenheim lo costringe a ritirarsi dalle corse. Da quel momento, tutta la sua energia confluisce nelle GT stradali.
Linee torinesi, cuore di Detroit
Sezione intitolata “Linee torinesi, cuore di Detroit”La prima 375 S del 1967, disegnata da Pietro Frua, richiamava lo stile della Maserati Mistral e della AC 428. La rottura con Frua — che rivendicava i diritti sul design — portò Monteverdi alla Carrozzeria Fissore di Savigliano, vicino Torino, che realizzò le scocche della 375 L, il modello più venduto con circa 65 esemplari. La Berlinetta, evoluzione della 375 S a passo corto, arrivò con un frontale riprogettato: muso più affilato, calandra sottile estesa su tutta la larghezza e gruppi ottici ridisegnati. Lo stile era quello di una granturismo che non chiedeva scusa a nessuno — lunga, bassa, con una presenza scenica capace di reggere il confronto con qualsiasi Ferrari o Maserati del periodo. Peter Monteverdi rivendicava la paternità del design, Fissore non smentiva: è probabile che la carrozzeria italiana abbia rifinito i bozzetti del fondatore svizzero.
Sette litri sotto il cofano
Sezione intitolata “Sette litri sotto il cofano”I primi due esemplari montavano il 7.0 litri Hemi da 390 cv, brutale al minimo ma devastante in allungo. Il terzo, presentato a Ginevra nel 1974, ricevette il più raffinato 440 Magnum da 7,2 litri — meno ruvido, più fluido nell’erogazione. Il motore era posizionato il più arretrato possibile nel telaio per ottenere una distribuzione dei pesi prossima al 50:50. Il telaio tubolare, progettato dallo stesso Monteverdi, montava sospensioni anteriori britanniche Alford & Alder, assale De Dion Salisbury, freni Girling a disco e sterzo ZF servoassistito. La Berlinetta introdusse un telaio rinforzato e migliorie alla sicurezza notevoli: barre antiribaltamento nei montanti B, paraurti ad assorbimento d’urto, serbatoio sotto il bagagliaio, colonna dello sterzo collassabile e un sistema antincendio Graviner con sensori termici e ugelli in abitacolo e vano motore.
Guidare una Berlinetta: NASCAR in smoking
Sezione intitolata “Guidare una Berlinetta: NASCAR in smoking”L’abitacolo abbandona il cruscotto in legno delle 375 precedenti per un design più moderno con sedili Scheel e pelle nera ovunque. Nel traffico il V8 è sorprendentemente docile: lo sterzo servoassistito e l’erogazione morbida del Magnum rendono la Berlinetta un mezzo placido. Ma basta uscire in campagna perché quei 7,2 litri facciano sentire la loro voce. La spinta è monumentale, di una facilità che toglie il fiato — non si sfiorano nemmeno i 5.000 giri, tutta la potenza arriva nel medio regime con oltre 575 Nm di coppia. La sorpresa maggiore è il telaio: nonostante il peso generoso, la Berlinetta sterza con agilità, mantiene un assetto neutro e invita a cercare le curve. Peter Monteverdi, perfezionista e uomo di pista, aveva a disposizione le strade dei passi svizzeri per la messa a punto — e si sente.
L’unico costruttore svizzero di granturismo
Sezione intitolata “L’unico costruttore svizzero di granturismo”Monteverdi è l’unico costruttore svizzero ad aver prodotto GT in serie. Tra il 1967 e il 1982 la fabbrica di Binningen sfornò circa 3.000 veicoli — la maggior parte Safari e Sahara, SUV di lusso su base International Harvester Scout che anticiparono il segmento premium. La Berlinetta fu l’ultimo atto della saga 375: la Palm Beach del 1975, cabriolet basata sulla sua carrozzeria, rimase un pezzo unico. La crisi petrolifera del 1973 aveva reso qualsiasi V8 da sette litri fuori luogo quanto un bisonte a Parigi, e gli scioperi in Italia avevano allungato i tempi di consegna fino a diciotto mesi. Peter Monteverdi sopravvisse reinventandosi con i fuoristrada e poi con versioni personalizzate di Mercedes. Morì nel 1998. Il museo di Binningen ha chiuso nel 2016; le auto sono oggi al Museo dei Trasporti di Lucerna.

Il Verdetto Motorfomo
Sezione intitolata “Il Verdetto Motorfomo”Anima — 10/10 Tre esemplari, un V8 da sette litri e la volontà di un uomo solo contro l’intero establishment europeo. Non esiste nulla di paragonabile.
Guidabilità — 8/10 Coppia oceanica, sterzo comunicativo, telaio sorprendentemente agile. Solo il peso ricorda che non è una sportiva pura.
Rilevanza storica — 9/10 L’espressione più avanzata dell’unico costruttore svizzero di granturismo. Tre esemplari la rendono una delle GT più rare al mondo.
Reperibilità — 1/10 Tre auto costruite. Una in Svezia, una a Monaco in restauro, una in Svizzera. Non si “cerca” una Berlinetta: si spera che bussi alla porta.
Costo di gestione — 6/10 Il V8 Chrysler è robusto e l’aftermarket americano vasto. Ma carrozzeria e telaio sono pezzi unici che richiedono artigiani specializzati.
Valore di mercato e appeal collezionistico
Sezione intitolata “Valore di mercato e appeal collezionistico”Con tre esemplari costruiti, parlare di mercato per la Berlinetta è un esercizio teorico. Per orientarsi, occorre guardare all’intera serie 375: una 375 L restaurata è stata offerta nel 2025 a quasi 395.000 sterline, una 375 S ha raggiunto 89.500 sterline in asta. La Berlinetta si collocherebbe al vertice assoluto.
| Modello / Condizione | Fascia di prezzo indicativa |
|---|---|
| 375 L da restaurare / progetto | €80.000 – €150.000 |
| 375 L buone condizioni, documentata | €200.000 – €400.000 |
| 375 S esemplare da collezione | €150.000 – €300.000 |
| 375/4 limousine, condizioni medie | €70.000 – €140.000 |
| Berlinetta (se mai disponibile) | €500.000+ (stima) |
Trend: 📈 In crescita costante. Le Monteverdi vivono una rivalutazione silenziosa, trainate dall’interesse per le GT euro-americane anni Sessanta e Settanta — lo stesso fenomeno che ha fatto impennare i valori di Iso, Jensen e Facel Vega.
Lo sapevi che
Sezione intitolata “Lo sapevi che”- Peter Monteverdi divenne nel 1957 il più giovane importatore Ferrari al mondo, a ventitré anni. La rottura con Enzo lo spinse a fondare la propria casa, unendosi ai “ribelli di Maranello” insieme a Lamborghini e Bizzarrini
- La famiglia reale del Qatar acquistò almeno cinque limousine 375/4. Monteverdi offrì il modello al governo svizzero come auto di rappresentanza, anche gratuitamente — Berna preferì le Cadillac
- La 375 L usava i fanali posteriori dell’Alfa Romeo Giulia Berlina; la Berlinetta passò a quelli della Triumph TR6
- La Hai 450 SS, supercar a motore centrale con Hemi da 450 cv, avrebbe dovuto competere con la Miura. Ne fu venduta una sola
- Nel 1990 Monteverdi acquistò la scuderia Onyx di F1, ribattezzandola Monteverdi-Onyx. Nessun punto mondiale
- Monteverdi progettò il design della Volvo 740, successo commerciale che contribuì a finanziare l’atelier svizzero
Da sapere prima di comprarne una
Sezione intitolata “Da sapere prima di comprarne una”- La Berlinetta è praticamente introvabile. Con tre esemplari, l’acquisto si misura in decenni. Chi cerca una Monteverdi dovrebbe orientarsi verso la 375 L (~65 unità prodotte)
- Il V8 Chrysler è il componente più facile da gestire. L’aftermarket americano per i motori 440 e Hemi è vastissimo. Il problema inizia con tutto il resto
- Carrozzeria e telaio sono artigianali. Ogni pannello è stato realizzato a mano. Non esistono stampi né scorte di ricambi
- La documentazione è frammentaria. I numeri di produzione sono tuttora discussi. Verificare l’autenticità tramite il Monteverdi Club è essenziale
- Un restauro completo può superare i 200.000 euro — e questo se si trova un carrozziere capace di lavorare su scocche artigianali italiane degli anni Settanta
Perché è su Motorfomo
Sezione intitolata “Perché è su Motorfomo”Perché la Monteverdi Berlinetta dimostra che non servono migliaia di esemplari per scrivere la storia dell’automobile. Bastano tre auto, un V8 da sette litri, un telaio messo a punto sui passi svizzeri e la testardaggine di un uomo che, rifiutato da Ferrari, decise di costruirsi il proprio sogno a Basilea. È l’unica granturismo svizzera mai prodotta in serie, l’evoluzione definitiva di una stirpe che osò sfidare Maranello con un motore di Detroit e la precisione di un orologiaio. Per chi crede che le auto migliori non siano sempre quelle di cui tutti parlano.


