Autobianchi Y10 seconda serie, quando l'iniezione mandò in pensione il turbo

Fuori la Turbo, dentro la GT a iniezione. E poi la Mia con nove combinazioni di alcantara, la ego in pelle Poltrona Frau e una citycar blindata con la cassaforte optional.

Fuori la Turbo, dentro la GT a iniezione. E poi la Mia con nove combinazioni di alcantara, la ego in pelle Poltrona Frau e una citycar blindata con la cassaforte optional.

Settembre 1992: arriva la calandra Lancia, arriva finalmente il condizionatore, e chiude Desio. Tre anni dopo il marchio nato lì nel 1955 si spegne per sempre.

Costava più di una Testarossa, aveva i fari di un'Audi 200 e il V8 lo firmava a mano l'operaio che lo aveva montato. Poi arrivò la DB7 e il mondo si dimenticò di lei per trent'anni.

Nel 1994 nessuno capiva cosa fosse: troppo alta per essere un'auto, troppo civile per essere un fuoristrada. Trent'anni dopo il mondo intero costruisce copie di quell'idea, e la capostipite vale meno di uno scooter nuovo.

Plastica su tutto, niente marce, niente frizione. E sotto, un'anima da moto vera che i paddock di mezzo mondo non hanno mai dimenticato.

Un pianale di Sierra, un motore da Formula 1, un alettone ispirato al Barone Rosso e il record di auto più rubata del Regno Unito. Benvenuti negli anni Novanta.

Bianca come il gesso, con interni azzurri e copricerchi a forma di pallone. La Fiat Panda Italia 90 aveva 34 cv e tutta un'estate da raccontare.

Era il 1994. Volvo stava correndo nel BTCC con delle station wagon. E per strada vendeva una familiare gialla da 240 cv. Nessuno dei due programmi aveva molto senso. Entrambi erano perfetti.

La berlina che si fingeva normale — e nascondeva i freni della NSX.

Otto posti, trazione integrale da fuoristrada, meccanica da leggenda. E nessuno se n'è mai accorto.