Colt Galant 2000 Turbo. La berlina familiare che nessuno si aspettava — e che quasi nessuno ricorda

Ci sono auto che nascono per fare la storia. E poi ci sono auto che nascono per portare la famiglia al mare, e lungo la strada decidono di diventare qualcos’altro. La Mitsubishi Colt Galant 2000 Turbo è esattamente questo: una berlina a quattro porte senza pretese sportive, a cui qualcuno a Okazaki ha deciso di avvitare un turbocompressore, un paio di decalcomanie spudorate e i primi sedili posteriori reclinabili della storia. Il risultato è una delle Q-car più riuscite degli anni Ottanta — un’auto capace di umiliare BMW e Saab senza mai togliersi il vestito da padre di famiglia.
Scheda tecnica
Sezione intitolata “Scheda tecnica”| Produzione | 1982–1984 |
| Generazione | Galant IV (A160) |
| Mercato UK | Venduta con marchio Colt |
| Motore | 4 cilindri in linea 1.997cc “Astron” SOHC 8V, turbocompressore |
| Tecnologia | Silent Shaft (doppio albero di bilanciamento) |
| Potenza | 168 cv (170 PS) |
| 0–100 km/h | ~8,4 secondi |
| Velocità massima | 205 km/h (127 mph) |
| Peso | ~1.210 kg |
| Trazione | Posteriore |
| Cambio | Manuale 5 marce |
| Sospensioni | Indipendenti su tutte le ruote |
| Freni | Dischi anteriori, tamburi posteriori |
| Dotazione | Aria condizionata, alzacristalli elettrici, tergifari, sedili posteriori reclinabili, tetto apribile in acciaio |
| Prezzo di listino (1982, UK) | £9.979 (~£33.000 nel 2024) |
| Esemplari sopravvissuti (UK, stima) | ~10 |
Mitsubishi e il turbo: una storia d’amore totale
Sezione intitolata “Mitsubishi e il turbo: una storia d’amore totale”Per capire la Galant Turbo bisogna capire quanto seriamente Mitsubishi prese la sovralimentazione. Mentre altri costruttori — Saab, Renault, BMW — consideravano il turbo come un’arma da riservare ai modelli di punta, Mitsubishi decise di applicarlo a tutto. Letteralmente. Entro la fine del 1983, ogni singolo modello della gamma — dalla kei car Minica alla sportiva Starion — era disponibile con motore turbocompresso. Nessun altro costruttore al mondo aveva mai fatto nulla di simile.
La chiave di questa ossessione era il motore “Astron” con tecnologia Silent Shaft. Nel 1975, Mitsubishi aveva introdotto un sistema a doppio albero di bilanciamento controrotante basato sui brevetti originali di Frederick Lanchester, che l’azienda aveva acquisito. Il risultato era un quattro cilindri insolitamente fluido e silenzioso per la sua cilindrata — una caratteristica che rendeva l’abbinamento con il turbo particolarmente efficace, perché eliminava le vibrazioni che in altri motori rendevano la sovralimentazione meno raffinata. La tecnologia ebbe un tale successo che fu licenziata a Fiat, Lancia, Saab e Porsche.
La strada verso la Galant Turbo fu aperta dalla Lancer 2000 Turbo, che debuttò come la berlina due litri più veloce del mondo nel 1981 e riportò Mitsubishi nelle competizioni rally internazionali dopo tre anni di assenza. Se la Lancer era brutale ed emozionante, la Galant avrebbe tradotto la stessa potenza in un linguaggio più composto.
La quarta Galant: una berlina sottovalutata
Sezione intitolata “La quarta Galant: una berlina sottovalutata”La quarta generazione della Galant (codice interno A160) arrivò nel Regno Unito nel novembre 1980, venduta — come tutte le Mitsubishi importate fino al 1984 — con il marchio Colt. Era una berlina a trazione posteriore con sospensioni indipendenti su tutte le ruote, motorizzata con il nuovo quattro cilindri da 1.997cc. Nel contesto del mercato britannico, la Galant si posizionava come alternativa diretta alla Ford Cortina 2.0 Ghia — ma con specifiche e qualità costruttiva che la stampa specializzata riconosceva come superiori. La rivista Autocar scrisse che solo lo sterzo le impediva di essere la migliore della categoria.
Nel 1982 arrivò la versione Turbo. La ricetta era semplice: il motore “Astron” con Silent Shaft potenziato a 168 cv, cerchi in lega, spoiler posteriore “ducktail”, presa d’aria frontale, tergifari, aria condizionata, alzacristalli elettrici e — primo al mondo — sedili posteriori reclinabili. E poi le decalcomanie “TURBO” a caratteri cubitali, dichiarazioni d’intenti senza alcuna pretesa di sottigliezza.
I numeri erano notevoli: 0-100 km/h in 8,4 secondi e velocità massima di 205 km/h da una berlina familiare a quattro porte. Per dare un contesto, la BMW 323i — il riferimento della categoria — era appena più veloce. La Saab 900 Turbo, icona del turbo europeo, era decisamente più lenta.
Accoglienza: tra scetticismo e conversione
Sezione intitolata “Accoglienza: tra scetticismo e conversione”La stampa specializzata britannica non sapeva bene come classificarla. La rivista CAR la archiviò senza troppi complimenti nella sezione “boring”, criticandone la forma troppo simile a una Cortina e lo sterzo privo di sensibilità. La rivista Autocar, che la tenne come auto in prova a lungo termine, fu inizialmente scettica — chiedendosi quale senso avesse potenziare una berlina familiare senza alcuna vocazione sportiva.
Ma poi, come spesso accade con le relazioni più durature, cambiò idea. Con il passare dei mesi, Autocar la definì una Q-car altamente civilizzata per gli alti regimi, capace di combinare eccellenti maniere autostradali con accessibilità urbana. Apprezzò la fluidità e la sottigliezza dell’erogazione turbo — un contrasto netto con la spinta brutale della Lancer — pur continuando a lamentare lo sterzo a ricircolo di sfere privo di comunicatività e non servoassistito in modo progressivo.
Era questo il paradosso della Galant Turbo: un motore e una trasmissione da sportiva, inseriti in una carrozzeria e un telaio pensati per il comfort familiare. Il turbo entrava in gioco attorno ai 3.500 giri con una progressione fluida e senza ritardi, l’auto divorava le autostrade in un silenzio quasi irreale, e il motore era così silenzioso che era facilissimo superare i limiti di velocità senza rendersene conto. Ma quando la strada si faceva tortuosa, lo sterzo privo di feeling e l’assetto morbido ricordavano che questa restava, nel cuore, una berlina per famiglie.
La Colt Car Company: una storia di famiglia
Sezione intitolata “La Colt Car Company: una storia di famiglia”La storia della Galant Turbo nel Regno Unito è inseparabile da quella della Colt Car Company, l’importatore e distributore ufficiale fondato nel 1974. L’azienda gestiva tutta la rete commerciale Mitsubishi in UK, con filiali come la Colt Cars Mid-West nella regione di Cirencester. In un’epoca in cui le auto giapponesi erano ancora guardate con sospetto dall’establishment automobilistico britannico, la Colt Car Company costruì la sua reputazione su un argomento difficile da contestare: una garanzia di tre anni a chilometraggio illimitato, trasferibile al successivo proprietario. In un mercato dove 12 mesi di copertura erano la norma, era un messaggio di fiducia potentissimo.
La Galant Turbo era il modello di punta della gamma — non pensata per vendere in grandi numeri, ma per dimostrare di cosa Mitsubishi fosse capace. Un’auto aspirazionale che proiettava un alone di competenza tecnica sull’intera gamma Colt, dalla piccola Mirage in su.
Anatomia di una Q-car dimenticata
Sezione intitolata “Anatomia di una Q-car dimenticata”Il bello della Galant Turbo sta nel contrasto. Vista dall’esterno, è una berlina anni Ottanta onesta e squadrata, con una vaga somiglianza alla Ford Cortina che i critici non mancarono di sottolineare. L’unico indizio esterno della sua vera natura è la scritta “TURBO” rossa sul portellone posteriore, sotto il discreto spoiler. Per il resto, nulla la distingue da una qualsiasi berlina da pendolare — e questo è esattamente il punto.
Dentro, l’abitacolo ha una sobrietà funzionale tipicamente giapponese. Il cruscotto è pulito e leggibile, i comandi sono logici, la qualità percepita è alta. I sedili in velluto a coste portano il marchio “TURBO” impresso discretamente, e i pulsanti degli alzacristalli elettrici — sovradimensionati e posizionati nella console centrale — sono un dettaglio di design stranamente affascinante. Ma il tocco più giapponese di tutti sono quei sedili posteriori reclinabili, un primato mondiale che nessuno aveva chiesto ma che, una volta provato, sembra ovvio.
Al volante, il turbo entra in modo civile e progressivo — nessuna spinta violenta, nessun dramma. L’auto accelera con autorità sufficiente a far sorridere ma senza mai risultare scomposta. Sui rettilinei è stabile e rilassante; nelle curve, lo sterzo a ricircolo di sfere tradisce i suoi limiti, privo della precisione e del feedback che un motore così vivace meriterebbe. È un’auto che invita a macinare chilometri, non ad attaccare le curve — e in questo senso, è una granturismo travestita da berlina.

Il Verdetto Motorfomo
Sezione intitolata “Il Verdetto Motorfomo”Anima — 7/10 Una berlina familiare con le decalcomanie TURBO a caratteri cubitali e il primo sedile posteriore reclinabile della storia. Kitsch? Forse. Irresistibile? Assolutamente.
Guidabilità — 6/10 Motore fluido e progressivo, cambio preciso, comfort autostradale eccellente. Lo sterzo e l’assetto ricordano che sotto la scritta TURBO batte il cuore di una familiare.
Rilevanza storica — 7/10 Parte dell’unica gamma al mondo integralmente turbocompressa. Tecnologia Silent Shaft licenziata a Porsche e Saab. Antenata spirituale della Galant VR-4 che avrebbe vinto rally mondiali.
Reperibilità — 1/10 Circa dieci esemplari sopravvissuti nel Regno Unito, pochissimi in condizioni stradali. In Europa continentale è praticamente introvabile.
Costo di gestione — 7/10 La meccanica Mitsubishi è proverbialmente robusta. I ricambi motore sono reperibili. Il problema è la carrozzeria: ruggine ai passaruota, ai sottoporta, ai parafanghi interni e ai longheroni.
Valore di mercato e appeal collezionistico
Sezione intitolata “Valore di mercato e appeal collezionistico”La Galant Turbo è un’auto che per decenni non ha avuto alcun valore collezionistico. Come molte berline giapponesi degli anni Ottanta, veniva usata fino alla consunzione e poi rottamata senza troppi rimpianti. Solo negli ultimi anni, con il crescente interesse per le “youngtimer” giapponesi e le auto turbo del periodo, qualche appassionato ha iniziato a cercarle.
Il problema è che non ce ne sono quasi più. Con circa dieci esemplari sopravvissuti nel solo mercato britannico — dove la Galant fu venduta in maggior numero — e pochissimi funzionanti, ogni esemplare è di fatto un pezzo unico. Non esistono vendite all’asta recenti significative che permettano di stabilire un valore di mercato consolidato. Gli esemplari che cambiano mano lo fanno privatamente, spesso all’interno della piccola comunità di appassionati Mitsubishi.
| Condizione | Fascia di prezzo stimata |
|---|---|
| Da restaurare / progetto | €3.000 – €6.000 |
| Funzionante, condizioni medie | €7.000 – €12.000 |
| Buone condizioni, storia documentata | €12.000 – €20.000 |
| Eccellenti condizioni, basso chilometraggio | €20.000 – €30.000+ |
Trend: 📈 In crescita potenziale. La rarità estrema e l’interesse crescente per le berline turbo giapponesi anni Ottanta suggeriscono una rivalutazione, ma il mercato è troppo sottile per essere definito.
Lo sapevi che
Sezione intitolata “Lo sapevi che”- Entro la fine del 1983, Mitsubishi era l’unico costruttore al mondo ad avere un turbocompressore disponibile su ogni singolo modello della gamma — dalla kei car Minica alla sportiva Starion
- La tecnologia Silent Shaft, che rendeva il quattro cilindri Mitsubishi insolitamente fluido, fu basata sui brevetti originali di Frederick Lanchester e successivamente licenziata a Porsche, Saab, Fiat e Lancia
- La Galant Turbo introduceva i primi sedili posteriori reclinabili della storia dell’automobile — un primato che nessuno sembra aver reclamato con particolare enfasi
- Nel mercato britannico, la Galant fu venduta con il marchio “Colt” fino al 1984 — la Colt Car Company gestiva l’intera distribuzione Mitsubishi nel Regno Unito
- La Lancer 2000 Turbo, sorella sportiva della Galant, portava sulla presa d’aria anteriore l’adesivo “2000 Turbo” stampato al contrario — un omaggio deliberato alla BMW 2002 Turbo
- La garanzia Colt di tre anni a chilometraggio illimitato e trasferibile era rivoluzionaria in un mercato dove la copertura standard era di soli 12 mesi
- Con 168 cv da due litri, la Galant Turbo era più veloce sia della Saab 900 Turbo che della Renault 18 Turbo, e paragonabile alla BMW 323i
- La Galant IV fu anche la prima berlina giapponese ad offrire un motore turbodiesel — il 2.3 Turbo D fu il primo diesel sovralimentato su una vettura giapponese
Da sapere prima di comprarne una
Sezione intitolata “Da sapere prima di comprarne una”- La ruggine è il nemico principale. I punti critici sono i parafanghi interni anteriori, i sottoporta, i passaruota posteriori e i longheroni. Un controllo approfondito con sollevatore è indispensabile prima di qualsiasi acquisto
- Il tetto apribile in acciaio è un punto debole noto. Tende a marcire e a perdere la funzionalità — verificarne attentamente le condizioni
- I ricambi meccanici sono ragionevolmente reperibili. Il motore Astron è stato prodotto in enormi quantità e i componenti interni si trovano ancora. Le parti carrozzeria specifiche della Galant sono un’altra storia
- Lo sterzo a ricircolo di sfere è un limite strutturale, non un difetto riparabile. Chi cerca precisione e feedback dovrà accettare che la Galant non è stata progettata per quello
- La comunità di appassionati è microscopica ma appassionata. Nel Regno Unito esistono collezionisti dedicati al salvataggio di ogni Galant Turbo sopravvissuta
- Verificare con attenzione la storia dell’esemplare. Con oltre 150.000 miglia su molti esemplari, la manutenzione documentata è fondamentale
Perché è su Motorfomo
Sezione intitolata “Perché è su Motorfomo”La Colt Galant 2000 Turbo è l’auto che nessuno cercava e che quasi nessuno ricorda. Una berlina familiare a trazione posteriore che poteva tenere il passo di una BMW, avvolta nel velluto a coste e nelle decalcomanie TURBO più sfacciate degli anni Ottanta. Faceva parte dell’unica gamma al mondo integralmente turbocompressa, montava un motore la cui tecnologia finì nelle Porsche, e introduceva i primi sedili posteriori reclinabili della storia — perché evidentemente in Giappone qualcuno pensava che anche chi siede dietro meriti di stare comodo. Ne sopravvivono forse dieci esemplari. Esattamente il tipo di auto che esistiamo per raccontare.


