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Innocenti Regent. L'Allegro che l'Italia avrebbe potuto amare, se solo avesse avuto più tempo

Innocenti Regent

C’è un’auto che avrebbe potuto cambiare la storia della British Leyland in Europa. Si chiamava Regent, nasceva da un accordo italo-britannico che sembrava perfetto, e portava con sé tutto ciò che l’Allegro non aveva mai avuto: interni neri, strumenti quadratici, doppio carburatore e un’eleganza da berlina premium. Fu presentata nel dicembre 1973 con la promessa di aprire una nuova strada dell’automobile. Ne vendettero 11.213. Poi la chiusura, dopo nemmeno diciotto mesi. Un fallimento su carta. Un’icona silenziosa nei garage italiani.


Carrozzeria Berlina 3 volumi, 4 porte
Produzione Dicembre 1973 – inizio 1976
Produttore Innocenti, Milano (stabilimento via Rubattino)
Base meccanica Austin Allegro (British Leyland)
Motore 1300 A-series 1.275 cc, 4 cilindri in linea
Potenza 1300 66 cv a 5.750 giri/min
Motore 1500 A-series 1.485 cc, 4 cilindri in linea
Potenza 1500 79 cv (versione Lusso)
Cambio Manuale 4 marce
Sospensioni Hydragas (anteriore e posteriore interconnesse)
Freni Dischi anteriori, tamburi posteriori
0–100 km/h (1300) ~13,6 secondi
Velocità massima ~145 km/h (1300)
Esemplari prodotti 11.213
Rivali dell’epoca Alfasud 1200, Fiat 124, Simca 1307

Per capire la Regent bisogna tornare al 1960, quando Innocenti — azienda milanese che aveva costruito la propria fortuna sui ponteggi in acciaio e sullo scooter Lambretta — iniziò a produrre e vendere automobili Austin Morris sul mercato italiano. Per un decennio fu un matrimonio di convenienza: gli italiani volevano auto di qualità, i britannici volevano crescere in Europa. Nel maggio 1972 la British Leyland Motor Corporation acquistò la Innocenti outright, puntando a portare la capacità produttiva dello stabilimento di via Rubattino da 65.000 a 110.000 unità l’anno entro il 1975.

La tempistica era strategica: il primo gennaio 1973 il Regno Unito entrava nel Mercato Comune Europeo. BL vendeva già più auto in Italia attraverso Innocenti di quante ne vendessero tutti i costruttori italiani messi insieme nel mercato britannico. L’obiettivo era raddoppiare le vendite europee a 500.000 unità. La Regent sarebbe stata la punta di diamante di questo piano. Annunciata nel dicembre 1973 e arrivata nelle concessionarie nel 1974, prometteva di essere la berlina compatta più sofisticata del suo segmento. Non andò esattamente così.

Il design: quando Harris Mann funzionava meglio in italiano

Sezione intitolata “Il design: quando Harris Mann funzionava meglio in italiano”

La Regent condivideva la carrozzeria dell’Austin Allegro — progettata da Harris Mann, lo stesso autore della Princess — ma Innocenti aveva lavorato con attenzione ai dettagli per elevare la proposta. La griglia anteriore nera con una sottile banda cromata e i proiettori con lenti trasparenti davano al frontale un’aria quasi premium, lontana dall’anonimia della sorella britannica. Una soluzione talmente riuscita che la stessa British Leyland la adottò sull’Allegro 3, qualche anno dopo.

Il dettaglio che più identifica la Regent è però il volante “quartico” — di forma intermedia tra il cerchio e il quadrato — presente su tutti gli allestimenti. Sulle versioni Lusso diventava un oggetto di vera raffinatezza, con razze in lega condivise con la Mini 1100 Special e l’Allegro Equipe. Innocenti abbracciò il tema quadratico come Fiat avrebbe fatto col “squircle” sulla Panda di terza generazione: lo ritroviamo nei quattro strumenti sul cruscotto, nel quadrante ACQUA e BENZINA, nel contagiri. Un carattere visivo coerente che trasformava un abitacolo ordinario in qualcosa di riconoscibile.

Le versioni Lusso 1300 e 1500 aggiungevano cerchi in acciaio dallo stile peculiare — disegnati per richiamare la forma del volante quartico — e la verniciatura bicolore con tetto in vinile. Piccoli extra che, nell’Italia degli anni Settanta, facevano tutta la differenza.

Il motore: il cuore A-series con un’anima italiana

Sezione intitolata “Il motore: il cuore A-series con un’anima italiana”

Sotto il cofano della Regent batteva il collaudatissimo motore A-series della British Leyland: 1.275 cc nella versione 1300, 1.485 cc nella 1500 Lusso. Nulla di rivoluzionario. Eppure Innocenti fece una scelta che BL aveva inspiegabilmente evitato per la versione britannica: montare la doppia carburazione SU sulla 1300 di serie.

Il risultato era un’auto notevolmente più brillante dell’Allegro 1300 standard, con uno 0–100 stimato in 13,6 secondi e una copertura di giri vivace, tipica dell’A-series con doppio carb. Il motore torquoso permetteva di viaggiare a lungo in terza senza che protestasse, e persino partenze in quarta da 20 km/h non mettevano in crisi la meccanica. La versione 1500 Lusso spingeva fino a 79 cv: su un’auto di quella leggerezza, era una proposta decisamente appetibile.

Le sospensioni Hydragas — la soluzione interconnessa anteriore-posteriore sviluppata da Moulton per BL — completavano il quadro con un comfort di marcia superiore alla media del segmento, gestendo bene anche i fondi irregolari. La versione italiana aveva il vantaggio di essere mantenuta meglio: chi l’ha ripristinata racconta di una guida sorprendentemente equilibrata, con sterzo preciso e rollio contenuto in curva.

Il telaio e la dinamica: più brava di quanto la storia ricordi

Sezione intitolata “Il telaio e la dinamica: più brava di quanto la storia ricordi”

La piattaforma Allegro non era priva di problemi — lo sa bene chi ha vissuto gli anni Settanta britannici — ma la Regent metteva in campo una serie di aggiornamenti che la rendevano un’auto concreta. Le sospensioni Hydragas, quando in forma, garantivano un comfort di marcia insolito per una berlina compatta: amortizzazione fluida, assenza quasi totale di rollio, e una sensazione di solidità superiore a quella di Escort e Viva tedesche.

Lo sterzo era diretto e prevedibile. Il cambio, notchy come tradizione A-series, aveva però una precisione che si apprezzava con l’uso. Lo spazio posteriore era stato ridisegnato rispetto all’Allegro per offrire maggiore spazio alle gambe — un’area in cui batteva direttamente Ford Escort e Vauxhall Viva. Erano dettagli. Ma erano i dettagli che contavano.

Restava qualche limite dell’impostazione di base: l’accesso ai sedili posteriori per chi supera il metro e ottanta è sempre stato una piccola prova di flessibilità. Ma una volta a bordo, l’abitacolo si rivelava più accogliente di quanto l’esterno lasciasse intuire.

Come si guida: benvenuti negli anni Settanta, edizione italiana

Sezione intitolata “Come si guida: benvenuti negli anni Settanta, edizione italiana”

Mettere in moto una Regent oggi è un’esperienza sensoriale che i libri di storia dell’auto non riescono a descrivere. Il ritmo del motore freddo che richiede cura col choke, il fischio del cambio in accelerazione, il rollio minimo in curva. È un’auto che non perdona la distrazione, ma che ricompensa chi impara il suo linguaggio.

La visibilità è eccellente — un vantaggio spesso sottovalutato sulle compatte anni Settanta. L’abitacolo, nell’allestimento con interno nero (non disponibile in UK), trasmette una sensazione di qualità superiore all’Allegro contemporaneo. I quattro strumenti quadratici davanti al guidatore, l’unico contagiri nella gamma Allegro, la plancia pulita: tutto concorre a creare un ambiente da berlina di categoria superiore.

Chi ha guidato una Regent ben mantenuta racconta quasi sempre la stessa cosa: la sensazione è più vicina a un’Alfasud che a un’Allegro. Non per la meccanica, ma per l’attitudine. Era un’auto che invogliava a guidare. Era un’auto che l’Italia avrebbe potuto amare.

Il contesto competitivo e l’eredità: una storia di occasioni mancate

Sezione intitolata “Il contesto competitivo e l’eredità: una storia di occasioni mancate”

Sul mercato italiano del 1974, la Regent si posizionava sopra l’Alfasud 1200 e al livello di una Fiat 124 con motore bialbero — il 10% più cara, secondo alcune stime. Un posizionamento ambizioso per un’auto che portava con sé i pregiudizi dell’automobilistica britannica anni Settanta: inaffidabilità percepita, componentistica complicata, assistenza capillare non garantita.

A questo si aggiunse una scelta commerciale difficile da spiegare: tre mesi dopo il lancio, il prezzo fu aumentato del 50%. Le vendite, già lente, crollarono. Quando nel 1975 la British Leyland cedette Innocenti ad Alejandro de Tomaso, la Regent era già condannata. La produzione si fermò nei primi mesi del 1976 — anche a causa di scioperi che paralizzarono lo stabilimento di via Rubattino — dopo 11.213 esemplari.

De Tomaso liquidò gli stock rimasti a prezzi di saldo alle concessionarie. Paradossalmente, fu questo a garantirle la sopravvivenza: molti esemplari finirono nei garage italiani a prezzi accessibili, dove sono rimasti per decenni. Oggi si stima che in tutta Europa esistano tra cinque e dieci esemplari in condizioni accettabili. In Italia, qualcuno affiora ancora da garage dimenticati.

La Regent fu l’ultimo modello Innocenti costruito su licenza britannica e l’ultima berlina media della casa voluta da Ferdinando Innocenti. Dopo di lei, dallo stabilimento di via Rubattino sarebbero uscite solo le city car Mini 90 e 120 a firma Bertone, fino alla chiusura definitiva degli anni Novanta.


Innocenti Regent


Anima — 8/10 Un’auto che ti sorprende ogni volta che la guidi: più brava, più viva, più italiana di quanto la storia raccconti.

Guidabilità — 7/10 Sospensioni Hydragas in forma, sterzo preciso, cambio da addomesticare: una guida autentica degli anni Settanta.

Rilevanza storica — 9/10 L’ultimo tentativo di BL di conquistare l’Europa, e la dimostrazione di cosa l’Allegro avrebbe potuto essere.

Reperibilità — 2/10 Forse dieci esemplari in Europa. Trovarne una è già una storia da raccontare.

Costo di gestione — 4/10 Meccanica A-series robusta, ma ricambi specifici per la versione italiana sempre più rari. Il tallone d’Achille.


La Regent ha vissuto per decenni nell’oblio più totale, considerata troppo inglese per i collezionisti italiani e troppo italiana per quelli britannici. Negli ultimi anni, però, l’interesse sta crescendo proprio per la sua unicità assoluta: un oggetto di nicchia in un mercato delle youngtimer sempre più affollato di modelli comuni. Chi la conosce la cerca attivamente. Chi la trova fatica a venderla.

Condizione Fascia di prezzo attuale
Da restaurare / progetto €2.000 – €5.000
Funzionante, condizioni medie €5.000 – €10.000
Buone condizioni, storia documentata €10.000 – €18.000
Esemplare da collezione, km bassi €18.000 – €28.000+

Trend: 📈 Rivalutazione costante, guidata dalla rarità estrema e dall’interesse crescente per le youngtimer italiane degli anni Settanta.


  • Il nome “Regent” fu scelto al posto di “Allegro” perché in italiano allegro può anche significare “ubriaco”. Una berlina premium non poteva permettersi questa ambiguità.
  • La griglia anteriore della Regent piacque così tanto alla British Leyland che fu adottata, leggermente modificata, sull’Allegro 3 commercializzato nel 1979 nel mercato britannico.
  • Innocenti vendeva più auto Austin Morris in Italia di quante l’intera industria italiana ne vendesse nel mercato britannico: un paradosso commerciale che rese l’acquisizione da parte di BL quasi inevitabile.
  • Lo stabilimento Innocenti di via Rubattino a Milano era uno dei più moderni d’Europa per l’epoca, nato dalla stessa azienda che aveva inventato il ponteggio modulare usato in tutto il mondo dell’edilizia.
  • Alcuni esemplari vennero assemblati con il motore originale Innocenti Mini Cooper da 66 cv — poi sostituito nel corso della vita utile dell’auto — il che rende ogni Regent tecnicamente unica nella sua configurazione meccanica.
  • De Tomaso, dopo aver rilevato Innocenti, svendette gli stock rimasti di Regent ai concessionari. Molti esemplari finirono così nei garage italiani a prezzi stracciati, dove sono sopravvissuti fino a oggi.

  • Sospensioni Hydragas. Il sistema interconnesso è il punto di forza della Regent, ma anche il suo punto di debolezza: se non revisionato di recente, l’auto può essere disagevole da guidare. Affidarsi a specialisti del settore è essenziale prima dell’acquisto.
  • Ricambi specifici per la versione italiana. La meccanica A-series è ben supportata a livello globale, ma alcuni elementi peculiari della Regent — strumenti, cerchi Lusso, elementi di carrozzeria — si trovano quasi esclusivamente in Italia o tramite reti di collezionisti privati. Mettere in conto tempo e costi di ricerca.
  • Verifica l’autenticità. Con così pochi esemplari esistenti, ogni Regent viene accompagnata da una storia. Chiedere documentazione sull’importazione, sulla targa originale (Bergamo o altra provincia) e sulla storia dei motori può rivelare informazioni preziose — o avvertire di ricostruzioni ibride.
  • Controllare la carrozzeria. Come tutte le britanniche degli anni Settanta, la Regent non era immune alla ruggine. Le aree critiche sono i passaruota, i sottoporta e il pianale. Un restauro carrozzeria di qualità può incidere più del valore dell’auto stessa.
  • Elettrica italiana. La versione Innocenti montava impianto elettrico parzialmente diverso da quello UK. Le riparazioni richiedono tecnici familiari con entrambe le tradizioni — non è impossibile, ma è un dettaglio da non sottovalutare.

C’è una categoria di auto che la storia ha trattato male non perché fossero brutte o difettose, ma perché sono arrivate nel momento sbagliato, al prezzo sbagliato, in un contesto sbagliato. La Innocenti Regent appartiene a questa categoria. Era un’auto concreta, guidabile, rifinita con cura e dotata di una personalità autentica. Era la dimostrazione vivente che l’Allegro poteva essere qualcosa di più. Nessuno le diede il tempo di dimostrarlo. Oggi, con cinque o dieci esemplari sparsi per l’Europa, la Regent è diventata l’unicorno silenzioso dell’automobilismo italiano: né Ferrari né Alfa, ma forse più rara di entrambe. Motorfomo esiste proprio per raccontare storie come questa.